RIFLESSIONI ATTORNO AD UNA NUOVA LEGGE URBANISTICA

Vista dalla parte delle città di medie e grandi dimensioni, una nuova legge urbanistica dovrebbe introdurre una nuova stagione urbanistica costretta a misurarsi su grandezze e miserie delle passate stagioni della “crescita” e dell’inurbamento e vorrei chiamarla:

URBANISTICA DEGLI INSEDIAMENTI URBANI SATURI, dovrebbe basare la sua elaborazione sul concetto di URBANISTICA E SUSSIDIARIETA’.

Considerando una reale necessità di blocco del consumo di suolo agricolo vergine, al fine di mantenere l’equilibrio alimentare, per altro già ampiamente compromesso, si dovrebbe ragionare su alcune modalità di intervento che finora sono risultate marginali.

Una marginalità dettata da una presunta “abbondanza” di suolo a disposizione e dalla pretesa degli operatori di una presunta facilità di intervento con la scusa della necessità del mantenimento di prezzi bassi, che non si è verificato. Al contrario dobbiamo prendere seri e costosi provvedimenti per contrastare gli effetti di tanta superficialità.

La parte più innovativa è certamente tutto quanto riguarda il grande lavoro sulla città costruita e la necessità di introdurre una serie di nuove categorie di interventi con il prefisso “ri”:

  • ri-generare
  • ri-qualificare
  • ri-usare
  • ri-strutturare
  • ri-sanare
  • ri-cucire

RI-GENERARE

Con rigenerazione urbana dall’inglese Urban regeneration si intendono In primo luogo quelle azioni di recupero e riqualificazione del patrimonio edilizio preesistente in particolare nelle periferie più degradate interventi che limitano il consumo di territorio salvaguardando il paesaggio è l’ambiente. Solitamente attenti alla sostenibilità, spesso la rigenerazione degli edifici o degli spazi e affiancato da interventi di natura culturale, sociale, economica e ambientale finalizzati ad un miglioramento della qualità della vita nel rispetto dei principi di sostenibilità ambientale e di partecipazione.

RI-QUALIFICARE

Restituire una qualità che, nel tempo, si è persa o radicalmente trasformata. Dare una nuova e migliore qualifica alla parte di città per meglio rispondere alle necessità sociali ed ambientali.

RI-USARE

Questo è il termine fulcro, il termine cerniera su cui impostare la nuova urbanistica.

Abbiamo in Italia un patrimonio immobiliare infinito un patrimonio composto da più di 13 milioni di edifici di questi solo una parte circa il 7-10% sono vincolati ad un interesse storico o testimoniale riguardo ai quali le attenzioni per un mantenimento delle nostre memorie storiche deve essere importante, il restante patrimonio è stato costruito per lo più nel dopoguerra e con dimensioni, valori e potenzialità diverse, a seconda del periodo storico di costruzione.

Ecco su questi si può pensare di intervenire in maniera decisamente diversa e più pesante.

Inoltre viene da fare i conti anche con la tanta produzione edilizia per  gli edifici produttivi che non hanno più un riscontro reale nelle esigenze di mercato e di lavoro, per questi l’importanza principale risiede nel suolo che hanno occupato per svolgere la loro funzione, che è stata ampiamente ripagata dall’utilizzo, e che ora si trovano ad essere un patrimonio solo per quanto riguarda le potenzialità di riuso.

Riuso che può/deve passare anche attraverso la demolizione, che consentirà la riqualificazione e la rigenerazione di quella parte urbana con nuove destinazioni, nuovi significati, nuova forma della città.

Il riuso può essere definito in maniera diversa a seconda dei livelli di intensità dell’intervento; ci potrà essere un riuso leggero, legato più alla pulizia e al recupero dei volumi esistenti, con una nuova definizione delle destinazioni d’uso, un adeguamento impiantistico, un adeguamento anche delle relazioni con l’intorno urbano; così come ci potrà essere un riuso invece più intenso rivolto alla trasformazione e un adeguamento alle nuove esigenze di quella parte di città. Questo livello di riuso arriva anche alla demolizione di strutture fatiscenti e non adeguate alle necessità sismiche o energetica, che rappresentano una priorità.

Riusare significa anche ridare una nuova vita una nuova possibilità di utilizzo a edifici e parti di città che nel tempo per le mutate condizioni economiche sono trasformate e anche annullate.

Un atteggiamento importante che riporta alle basi storiche proprie delle nostre città le quali si sono sempre ricostruite su se stesse, adeguandosi ai cambiamenti sociali ed economici, ma è anche un risparmio che tiene conto della relazione fra la parte urbana in cui si concentra la maggior parte degli individui e la parte rurale dedita alla produzione del cibo.

RI-STRUTTURARE

Le potenzialità di lavoro sulla città costruita portano anche ad una nuova “struttura” sia della città che dei singoli edifici.

In particolare nelle periferie anni ’50-’60, cresciute con il forte inurbamento degli anni del boom, con altri concetti sulla mobilità, con standard non sempre attuati o equamente distribuiti.

Oppure edifici con unità immobiliari riferite a dimensioni di nuclei famigliari non più realistiche. Ma anche edifici la cui struttura, urbana ed edilizia, ha contribuito ad acuire le conflittualità sociali.

RI-SANARE

La città è malata e la campagna non sta bene. Questa potrebbe essere la sintesi. Un ambiente outdoor devastato da inquinamento atmosferico, acustico, delle acque superficiali e sotterranee, del terreno; ma anche l’indoor non è da meno, l’uso di materiali tossici sia nella costruzione che nella vita quotidiana, ha trasformato anche le nostre stanze in camere a gas.

RI-CUCIRE

Ricucire i lembi lacerati del tessuto urbano e ripristinare un corretto rapporto fra l’area urbana e l’area agricola.

Ma anche ricucire i rapporti fra parti di città che, per forma o usi diversi, hanno perso la connotazione di unitarietà. In particolar modo la relazione fra ambiente costruito e le aree verdi interne.

 

L’URBANISTICA DEGLI INSEDIAMENTI URBANI SATURI OVVERO “URBANISTICA SOSTENIBILE E SUSSIDIARIETA'”.

Deve essere in grado di dare forma e risposte a questi punti:

  1. Pluridisciplinarietà e interdisciplinarietà
  2. Monitoraggio e valutazione delle conseguenze
  3. Analisi ambientale approfondita
  4. Controllo e annullamento del consumo di suolo agricolo vergine
  5. Armonizzare la Normativa regionale e la Normativa nazionale, all’interno della griglia stabilita dalla Normativa dell’Unione Europea
  6. Gestione dell’energia (policentrica)
  7. Ciclo dell’acqua
  8. Ciclo dei rifiuti e riciclo delle materie prime-seconde
  9. Mobilità dolce e pesante
  10. Trasporto pubblico locale
  11. Aree verdi e sistema dei servizi pubblici
  12. Nuove tecnologie informatiche
  13. Nuove forme di partecipazione
  14. Integrazione di competenze
  15. Interventi virtuosi e forme di premialità
  16. Partecipazione pubblica e privata – Contrattualistica amministrativa
  17. Pianificazione economica e valutazioni finanziarie
  18. Sapere comunicare il benessere generato dalla sostenibilità
  19. Elementi di progetto della città costruita (edifici, parti di città, densificazione, riuso temporaneo, ecc…)
  20. Analisi sociologica degli interventi
  21. Le forme delle aree rurali e naturali
  22. Il dissesto idrogeologico e la rigenerazione ambientale e paesaggistica

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